Silvia Fenoglio Counselor

Durante l’ultima estate mi è capitata una di quelle cose degne del miglior incubo contemporaneo di ognuno, e alzi la mano chi non l’ha temuto almeno una volta: mi sono presa il virus del Covid mentre ero in vacanza.

Lontana centinaia di chilometri da casa, dal mio letto, da tutti quegli ancoraggi di sicurezza che aiutano tanto, ma proprio tanto a non impanicarsi – medico, familiari, amici – mi sono ritrovata in un (peraltro splendido) isolamento, reclusa nella dependance di una struttura ricettiva del centro Italia.

Dopo un paio di giorni febbricitanti, un bel po’ di dispiacere e qualche preoccupazione, ho scelto come vivermi il momento..o meglio, non è esattamente così che è andata, diciamo piuttosto che qualcosa dentro di me ha scelto come  vivere l’esperienza, e il momento ha iniziato a dipanarsi. E’ stato come se, all’improvviso, qualcuno dentro di me dicesse :“eccoci, Silvia, ci siamo, il momento è arrivato e adesso bisogna che tu ti viva questa malattia. Io sono al tuo fianco”. Sorrideva pure! Giuro, non era il delirio della febbre. Forse era il mio Mentore, quella figura mitica e archetipica descritta da Joseph Campbell nel suo libro “L’Eroe dai mille volti”.

La voce dentro mi stava dicendo che ero pronta a vivere l’esperienza, e che avevo tutti gli strumenti per poterla attraversare con successo.

Nei giorni che sono seguiti ho passato il tempo a  respirare consapevolmente, ho praticato semplici esercizi di bioenergetica – il grounding, il bendover – ho seguito piedi e cuore e ho danzato, ho portato il respiro nella mia frustrazione, mi sono sdraiata pancia a terra nella desolazione della solitudine forzata, ho ascoltato in silenzio i desideri del corpo, che chiedeva ora acqua, ora cibo, ora riposo.

Ho sentito che c’era un senso in quello stare radicata nel momento presente, che mi era stata data l’opportunità di vivere pienamente – senza rifiutare niente di quell’evento spaventevole.

Mi sono sentita fluire.

Mi sono sentita calma.

Mi sono sentita nella gioia.

Ho danzato la mia danza standoci dentro fino in fondo, facendomi attraversare dal virus e bruciare di febbre, mentre con il sudore della danza buttavo fuori le tossine e le cose non più utili, i pregiudizi, le paure e i condizionamenti.

Alla prova della malattia ho avuto in dono la consapevolezza che tutto quello in cui credo e in cui mi sono esercitata a lungo possono fare davvero la differenza nel trasformare un avvenimento-  una grande sfiga, vogliamo dirlo? – in un insegnamento prezioso, e ringrazio la bioenergetica e Alexander Lowen per il dono del radicamento, la meditazione e Thich Nhat Hanh per il dono del respiro consapevole e l’insegnamento dell’interconnessione di tutti i fenomeni, e infine Gabrielle Roth per i ritmi del caos e del fluire.

Quest’estate sento di aver ricevuto un grande dono, di aver sostenuto una specie di prova iniziatica, una di quelle che senti raccontare nel viaggio dell’Eroe : quando il viaggio ha inizio non si è mai soli  perché arrivano in soccorso gli aiutanti magici, che per me si chiamano bioenergetica, meditazione, movimento.

“Il movimento è la medicina, e io credo che la psiche
guarisca non appena la mettete in moto”
Gabrielle Roth

Il libro

Carol S. Pearson – Risvegliare l’Eroe dentro di noi

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