Silvia Fenoglio Counselor

ENJOY THE SILENCE

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Il silenzio-bosco

Noi tutti abbiamo nella testa, scrive il Maestro Thich Nhat Hanh, una radio sempre accesa, “radio non stop thinking”, e potremmo anche dire “radio non stop talking”:abbiamo un bisogno estremo di essere costantemente in comunicazione con gli altri attraverso il linguaggio e le parole, ed è una necessità primaria di tutti gli essere umani, esseri sociali.A volte le parole possono essere però anche un ostacolo nel godersi pienamente un’esperienza.

Se ti è capitato di fare una gita in montagna in compagnia di un gruppo chiacchierone, sai di cosa parlo: torni a casa, e non riesci a ricordare un solo dettaglio dell’escursione.

Sei mai andata ad una mostra insieme a quell’amica che per tutto il tempo della visita ti ha parlato di questo o quel problema, e di quel che hai visto non restano che ricordi frammentati?

Ma hai mai ascoltato il silenzio abitato di un bosco?

Quando conduco le camminate meditative outdoor  per prima cosa chiedo sempre il permesso alla natura di accoglierci, perché sto varcando simbolicamente insieme a te la soglia del mondo straordinario del bosco, della montagna, del parco entrando in uno spazio sconosciuto in cui siamo chiamati a comportarci da ospiti. Poi chiedo il silenzio.

Camminare in silenzio in natura insieme ad un gruppo può essere un’esperienza suggestiva e molto intensa, perché sfida ad  uscire dalla comfort zone delle abitudini che portano a utilizzare sempre le parole e ti propone di entrare in contatto con gli altri solo dopo esserti sintonizzato con te stesso e con gli elementi naturali tutt’intorno. Ascoltando il rumore dei tuoi passi puoi diventare abile ad individuare tanti altri suoni:  il rumore del vento tra le foglie, il tonfo di una pigna che cade al suolo, il battito ritmico delle ali di un uccello nel cielo, il fruscio di una lucertola nel sottobosco, un colpo di vento in arrivo dalla montagna. Nel silenzio c’è una nuova possibilità, quella di godere a pieno dell’esperienza che stai facendo senza alcuna distrazione: gli occhi si aprono a osservare, le orecchie a captare, il naso a fiutare, la pelle a percepire, a gustare tutto quello che c’è nel momento presente. Quel contatto profondo che si genera quando si entra in un silenzio vivo e nutriente.

Generare il silenzio-bosco dentro di se’ significa nella mia intenzione creare all’interno di me uno spazio sacro, protetto e riservato dove poter trovare rifugio ogni volta che sento il bisogno di riposare la mente e il cuore

La metafora che offre il bosco è davvero preziosa: stringendosi gli uni agli altri, gli alberi creano una interrelazione profonda attraverso le radici intrecciate, ma rispettosa , la giusta distanza, affinché tutti possano trarre luce e nutrimento, e protettiva – dall’erosione, dai venti forti e dalle intemperie.

Così può essere il nostro stare insieme come un Sangha   (una parola in sanscrito che significa comunità), quando pratichiamo  durante le esperienze di meditazione camminata in natura :siamo uniti dal comune intento di praticare insieme, sostenendoci a vicenda con la nostra silenziosa e rispettosa presenza per creare una comunità di persone unite nella ricerca di un modo di essere più naturale e radicato. 

Così come un albero con forti radici non teme di essere abbattuto dalla bufera, anche tu – se ti alleni ad essere interiormente  saldo e ben radicato nel corpo – non avrai più timore degli eventi avversi, perché saprai come danzare  e fluire con essi. 

Bibliografia

Thich Nhat Hanh – Il dono del silenzio

Thich Nhat Hanh – Come creare una comunità armoniosa

Stefano Mancuso – La nazione delle Piante

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