Silvia Fenoglio Counselor

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Occuparci di noi stessi quando le cose vanno bene, quando siamo in buona salute e tutto nella nostra vita va alla grande è relativamente facile: in genere, se ci pensi, ci dimentichiamo semplicemente di noi, del nostro corpo e dei suoi bisogni.

Se ti è capitato di essere così impegnato nel lavoro da non aver tempo di mangiare, se in vacanza o con gli amici ti sei invece lasciato andare al buon cibo e al vino perché questo è richiesto dall’atmosfera festaiola e rilassata, se gli impegni quotidiani e familiari ti hanno pian piano allontanato dalla pratica di uno sport o dal concederti un’attività ricreativa – proprio quella che ti dava tanta gioia, prima – allora ti sei dimenticato di te.

Nella  società consumistica e iper-competitiva che si mangia il nostro tempo e le nostre migliori energie – dandoci l’illusione di poterci facilmente realizzare col possesso di beni e denaro – c’è questo paradosso : più le cose vanno alla grandissima, tanto lavoro, tanti impegni, tante relazioni,e più il nostro stato personale e emozionale diventa miserabile.

La malattia arriva allora a bussarci alla porta come un ospite che non attendevamo, e che ci lascia attoniti e sconvolti, stupefatti. Ma come? Proprio ora che tutto andava davvero benissimo mi è venuto un infarto? La pressione è schizzata alle stelle? Non riesco più a dormire?Tornando da vacanze fa-vo-lo-se vengo presa da un’angoscia che non riesco a comprendere?

All’improvviso il nostro corpo protesta, e ci richiede quelle attenzioni che gli abbiamo negato per tanto, troppo tempo.

Quando le cose vanno malissimo, all’improvviso ci ricordiamo di noi. Il corpo emette segnali impossibili da ignorare. Le emozioni vengono a galla come ravioli. Pop. Pop. Pop.

L’impatto può essere quello di una doccia gelida o di un’incredulità seguita da una sorda rabbia, dal rifiuto.Perché proprio a me, perché adesso?

Ma se siamo fortunati, e non ci siamo dimenticati troppo di noi, la malattia può essere una grande occasione trasformativa. Un risveglio.

Proprio come nella formula nuziale, possiamo scegliere di rinnovare il voto a prenderci cura di noi stessi in salute e in malattia, accogliendo quel che si manifesta con una nuova consapevolezza. Senza rifiutare nulla, attraversando l’esperienza.

Ma cosa sono la salute e la malattia?

Una definizione che mi è molto piaciuta arriva dall’omeopatia:

“Possiamo definire salute la giusta proporzione, quell’armonia naturale, l’intrinseco accordo dell’organismo con se stesso e con ciò che gli sta al di fuori.
Invece sarà malattia il turbamento dell’equilibrio tra il sentirsi bene e l’aprirsi al mondo esterno e si manifesterà attraverso sintomi-segni-accidenti.” ( fonte blog CEMON)

Salute e malattia sarebbero dunque polarizzazioni, aspetti opposti e complementari,  di un equilibrio dinamico tra lo stare bene dentro e lo stare bene fuori.

Come a dire: non posso avere successo all’esterno e giocarmi il cuore, o il fegato!

Ma anche: non posso rinchiudermi in una teca di cristallo per preservarmi, e vivere una vita all’insegna dell’immobilità, della paura.

La pratica bioenergetica è uno degli strumenti più interessanti che conosco per andare a riarmonizzare la mia vita, per ritrovare quell’energia vitale di base che ho maltrattato e soffocato con uno stile di vita non salutare, riportandomi verso una condizione di maggiore benessere e autenticità.

Come pratica somato-relazionale, la bioenergetica prende infatti in considerazione la struttura corporea dandone una lettura che osserva i blocchi energetici là dove si sono formati e strutturati. Ad ogni armatura caratteriale corrisponde una serie di sintomi, di attitudini, di blocchi energetici che si sono cristallizzati nel tempo, sia nel corpo sia nella psiche.


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