Silvia Fenoglio Counselor

Thich Nhat Hanh-silvia-fenoglio

Nella mia attività di counselor a indirizzo psicosintetico e di meditante non avrei mai immaginato di trovarmi, un giorno, a sperimentare sulla mia pelle quello che i miei Maestri hanno mostrato e scritto riguardo alla libertà e alla prigionia.

Quando penso ad una condizione di imprigionamento, penso inevitabilmente a quanto ho vissuto, insieme a te che leggi e a noi tutti, a partire dal 2020, e alle tante riflessioni che ho potuto fare nella solitudine. Ho avuto molto tempo per leggere, e mi sono così ricordata che sia Roberto Assagioli sia Thich Nhat Hanh, uno psicologo e un monaco buddhista, hanno affrontato il tema della prigionia e della libertà in modo estremamente creativo.

Il primo, ideatore della Psicosintesi, durante la seconda guerra mondiale venne imprigionato con l’accusa di “attività pacifiste”: nei mesi trascorsi in carcere – prima di evadere in modo rocambolesco e bizzarro –  utilizzò il tanto tempo disponibile per scrivere il diario “Libertà in prigione”:

“ Mi resi conto che ero libero di assumere un atteggiamento o un altro nei confronti della situazione, di darle un valore o un altro, di utilizzarla o meno in un senso o nell’altro. Potevo ribellarmi, oppure sottomettermi passivamente, vegetando, oppure potevo indulgere nel piacere dell’autocommiserazione e assumere il ruolo di martire oppure, potevo prendere la situazione in maniera sportiva e con senso dell’humour, considerandola come una nuova e interessante esperienza. (…)”

Ti risuona? I mesi di lockdown che l’umanità intera ha sperimentato, e che sta ora sperimentando ancora in altre forme, sono stati drammaticamente preziosi perché ci hanno chiesto di fermarci. In questa sosta obbligata, in questa prigionia,  abbiamo appreso che la solitudine può essere un’amica preziosa ma anche fonte di tristezza, ansia e stress; la vicinanza può essere un conforto ma allo stesso tempo essere percepita come una possibile minaccia; la Natura si è rigenerata grazie alla minore attività inquinante umana ed è stata rigenerante per noi, abbiamo riscoperto i parchi pubblici, la bicicletta e il jogging, la montagna e i boschi, l’avvicendarsi delle stagioni.

Tutto quello che davamo per scontato  – libertà di movimento, di contatto e relazioni, comodità, approvvigionamenti, ecc – non lo è più, e abbiamo sperimentato che quando ne veniamo privati entriamo in una condizione di reazione fisica ed emozionale. Alcuni di noi hanno infatti reagito in senso propositivo e più fluido, altri in senso più rigido e di chiusura.

L’isolamento sociale ha coinciso con l’isolamento fisico e la deprivazione sensoriale –  che ancora continua e si è a mio avviso “incancrenita” in forme talvolta disfunzionali di autoprotezione – e ha scatenato delle reazioni, ha generato stati psicologici e psicosomatici difficili da maneggiare; il rischio di contagio – con la sua dimensione impalpabile e subdola – ha anche acuito un certo senso di paranoia e di sospetto.

Per molti di noi, quei mesi di solitudine totale o relativa, di isolamento fisico, di mancanza di contatto sensoriale, di assenza di lavoro e di attività fisica sono stati un vero e proprio deserto: uno spazio ampio di libertà ma allo stesso tempo anche arido, vuoto, inospitale.

Ma per vivere in modo degno tutti abbiamo bisogno di terra sotto i piedi, di cielo, di orizzonti, di sole e di alberi, abbiamo bisogno di aria fresca, di mettere i piedi nell’acqua di un ruscello, di sentire la nostra appartenenza ad un gruppo, di ballare e di cantare, abbiamo bisogno della gioia, della condivisione, del sostegno reciproco.

Come conciliare tutto questo? Quale messaggio trovare per me, quale direzione futura?

Non ho una risposta certa, ma ho due piedi, un paio di polmoni fortunatamente bel funzionanti, scarponcini robusti e una certa fiducia nella vita: la mia proposta è di metterci in cammino insieme andando a scoprire e riscoprire la natura che c’è proprio dietro l’angolo, i parchi urbani della nostra città, la collina, per riprenderci la nostra libertà, per rompere la prigionia e trovare il modo per evadere.

Sono invece certa che si possa trovare un luogo per sostare, nel mezzo delle cose, un posto dove sentirmi a casa e veramente libera e al sicuro, anche nel mezzo di un prato.

“ Cammina da persona libera. Cammina in modo che ogni passo ti dia più dignità, più libertà e stabilità, e nel tuo cuore nasceranno gioia e compassione. Ti renderai conto che le altre persone che non camminano in questo modo sono preda della rabbia, della paura, della disperazione. Questo può motivarti ad aiutarle a imparare come vivere nel momento presente, come sedersi e camminare da persona libera. Una sola persona che si sieda, cammini, mangi e respiri da persona libera può avere un impatto su tutto il suo ambiente.”
 
Thich Nhat Hanh da Libero ovunque tu sia.

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