Silvia Fenoglio Counselor

Ovvero come dimorare del nostro presente

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Durante una delle ultime sessioni di counseling nel bosco, il cliente arriva all’incontro portando una grande angoscia: all’indomani delle ultime votazioni, il risultato delle elezioni politiche l’ha precipitato improvvisamente e dolorosamente nel ricordo di una storia passata mai dimenticata, per lui di origini ebraiche. Un’ emozione dolorosa oggi colonizza tutto il suo essere, e non sembra possibile poter lavorare sugli altri temi che stiamo esplorando durante i nostri incontri settimanali : le cellule del corpo, che hanno probabilmente registrato e tramandato la memoria di quei fatti, di quel terrore,  mandano segnali di pericolo all’organismo – a dire il vero non coerenti con la situazione reale dell’oggi. Emergono la rabbia, la tristezza, la paura, il disgusto.

Secondo la teoria del biologo Bruce Lipton chiamata epigenetica, infatti, i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica.: il nostro DNA non è affatto un sistema fisso e immutabile, anzi si modifica proprio con l’esperienza, registra i vissuti del corpo e della mente e li trasforma in una nuova forma. E l’organismo risponde, in questo caso attivandosi di fronte ad un potenziale pericolo sentito nel profondo di ogni cellula,

Cosa  fare, quando le emozioni rischiano di travolgerci e non ci danno tregua, e rispondono a qualcosa di così profondo da non essere quasi contattabile consciamente?

Nella mia visione delle cose, è bene avere a disposizione  più di uno strumento per affrontare le situazioni, e così  propongo al cliente di fare una ricognizione mentale tra le diverse possibilità che abbiamo per sviluppare il nostro colloquio di counseling, di oggi, per cercare la più utile. A volte, infatti, parlarne non basta: qui non si tratta di lavorare sul livello cognitivo, ma di andare a contattare qualcosa che affonda più nel profondo del suo essere e della sua storia personale.

Di che cosa hai bisogno, ora? Gli domando.

Di silenzio e di camminare, risponde.

Parole ne ha già’ dette tante, nei passati giorni, con amici e con parenti, litigandoci o compiangendosi a vicenda, e non è servito a cambiare lo stato delle cose, anzi l’ha avvoltolato sempre più nella ragnatela vischiosa dell’ineluttabile.

Decidiamo insieme che è il momento buono per dedicarci ad una meditazione camminata silenziosa, per provare a calmare il corpo e la mente e stare ad osservare quello che accade. Nella visione buddhista, è importante riconoscere quel che è, molto semplicemente le cose stanno così come stanno ; l’equanimità è una qualità che aiuta a non schierarsi né da una parte né dall’altra, posizionandosi invece al centro della vicenda  portandovi uno sguardo imparziale e onesto.

Il futuro incerto ci può fare paura, sicuramente, ma noi non possiamo farci nulla, se non accettarlo e lasciare che il tempo scorra, vivendo al meglio il presente, ovvero l’unico tempo che può contare qualcosa.

Il presente è l’unico tempo che esiste.
Stefano Manera

Molto più facile a dirsi che a farsi.

Estraggo dalla borsa la campana di consapevolezza, fidata amica di ogni camminata meditativa, e dopo aver ascoltato tre rintocchi iniziamo a camminare. Il sentiero che scegliamo di imboccare si dipana tra prati, faggine  e grandi olmi centenari, è una mattina chiara e fresca di inizio autunno al Parco del Meisino e il cielo è una porcellana azzurra. Da questo momento sono i nostri passi a scandire il ritmo del respiro, che fluisce con il movimento; le piante dei piedi appoggiano con attenzione al suolo: ci stiamo addestrando a portare l’attenzione lì, in basso, per lasciare che anche i pensieri possano trovare la strada verso terra…I minuti trascorrono veloci come le biciclette che ogni tanto incrociano il nostro andare, e presto ci ritroviamo sulla riva del fiume Po, che vicino alla diga di Bertolla scorre placido e fa un’ansa grandissima. In acqua tanta vita:  germani reali, gallinelle ,starne, cormorani sono come sempre indaffarati chi a prepararsi il nido, chi a cercare qualcosa da mangiare affondando becchi e colli sotto il pelo dell’acqua, chi a nuotare con grazia senza una meta, solo per il gusto di farlo.

E’ un buon momento per suonare ancora la campana, segnale che indica che ci fermeremo in un momento di contemplazione: inspirando ed espirando, nella postura del grounding; con i piedi un po’ divaricati e le ginocchia morbide,  con il corpo rilassato e lo sguardo aperto stiamo li per un po’ e lasciamo che la scena entri nel campo visivo,  Ogni volta che ritorniamo in questo posto gli uccelli acquatici ci regalano lo stesso spettacolo delle loro evoluzioni, la stessa scena della settimana scorsa. Tutto è differente ma tutto è identico allo stesso tempo.

Sulla strada del ritorno, sciolto il silenzio,  condividiamo un feedback e una consapevolezza nata dall’osservazione profonda: le anatre non sanno chi ha vinto le elezioni!

Gli animali possiedono una profonda connessione con il loro corpo, che è intensa a tal punto da proteggerli dai pericoli reali: la loro intelligenza corporea, unita all’istinto e ad una sviluppatissima sensibilità li guida e li protegge. Loro sì che sanno godersi il momento presente! Senza preoccupazioni, senza stress prolungatiansie anticipatore, senza provare avversione , semplicemente esistendo e vivendo nel qui e ora – che per noi bipedi è così difficile da contattare anche per un solo istante –  con le antenne, le piume e  le vibrisse  sempre dritte per captare un temporale in arrivo, un predatore, un pericolo imminente. E non guardano la televisione.

Il punto non è diventare anatre.

Il punto è allenarci a ritornare ogni volta al momento presente – ogni volta che un’emozione dolorosa, un’ansia, un timore ci vengono a trovare  rischiando di travolgerci.

Per farlo possiamo ispirarci all’osservazione della natura  per ritrovare la nostra parte animale, quella naturalmente istintiva, operosa, centrata nel vivere il momento.

“Noi siamo in grado di provare fortissime emozioni ( che comportano sconvolgimenti nel corpo) legate a semplici pensieri”, scrive Robert M. Sapolsky, docente di biologia e neurologia,  nel suo saggio “Perchè alle zebre non viene l’ulcera?”. “Per la stragrande maggioranza degli animali del pianeta lo stress è una crisi a breve termine”, mentre a noi può fare ammalare se prolungato troppo nel tempo, può cambiare la nostra biologia.

Con la meditazione,unita alle pratiche bioenergetiche, si può, un passo alla volta e un respiro alla volta, con i piedi ben saldi sulla Madre Terra, lasciare andare con gentilezza i pensieri che ci colonizzano e ci stressano per riportare la mente nel corpo e per aprire uno spazio interiore in cui, come in un nido, poter prendere rifugio, che è un’altra splendida pratica buddhista di cui vorrei parlarti ancora in un prossimo articolo.

“Riportate la mente nel corpo e siate nel momento presente. Guardate ciò che avete davanti a voi in profondità, contemplate ciò che è magnifico nel momento presente. La Madre Terra è così formidabile e generosa, essa vi sostiene. Il vostro corpo è così meraviglioso. Quando avrete praticato e sarete solidi come la Terra, affronterete direttamente le difficoltà ed esse cominceranno a dissiparsi.”
Thich Nhat Hanh

Il libro

Thich Nhat Hanh – Paura

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    Instagrammare di qua, scrivere un post di là, fotografare tutto quello che faccio e che vivo mi ha riempito ogni interstizio di tempo libero. E non mi ha resa felice. Mi sono persa un sacco di emozioni, vivendole attraverso la fotocamera dello smartphone. Questa non sono io, non é quello che desidero per me e neanche per chi ama e segue i miei Intensivi di Natura.
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    Che emozione incominciare a scrivere un blog! Lo faccio raccontandoti in che modo è nato il mio amore per la bioenergetica, e come l’ho mescolato alle esperienze fatte nel counseling per creare i miei progetti professionali.
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