Silvia Fenoglio Counselor

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Uno dei motivi che mi ha avvicinata alla psicosintesi è stato l’attenzione verso la meditazione, che pratico da tempo nella tradizione del Maestro vietnamita Thich Nhat Hanh. Ho potuto apprezzare, infatti l’importanza di apprendere a respirare, a rilassarsi, a gestire l’inattività, ad affrontare il vuoto generato dalla mancanza di presenza e di azione. Per osservare sé stessi occorre riscoprire il dono del silenzio, e attivare le proprie capacità di osservazione.

Thich Nhat Hanh

La meditazione di consapevolezza è uno degli strumenti che utilizzo, parallelamente agli incontri individuali di counseling, e anche come percorso autonomo di auto-esplorazione, per offrire un “mezzo abile” (come lo definisce il buddhismo) di trasformazione della sofferenza. In particolare, amo profondamente la pratica della meditazione camminata in natura che propongo a cadenza regolare durante tutto l’anno: parchi cittadini, sentieri e boschi diventano la sala di meditazione nella quale riattivare il respiro libero, il contatto salutare con gli elementi naturali e un senso di profondo radicamento del corpo e di interconnessione con Madre Natura, restando in presenza mentale e in connessione con le proprie emozioni e sensazioni.

“La presenza mentale rende la vita molto bella e ricca di significato. Quando sono consapevole del mio respiro, sono in contatto con quanto è bello essere vivo. con la presenza mentale, riesco ad essere consapevole della bellezza del cielo, il sorriso del fiore, il canto degli uccelli. Riesco ad essere profondamente in contatto con la mia sofferenza, e la tengo insieme all’amore e alla tenerezza, piuttosto che reprimerla o rifuggirla. Dal momento che riesco ad essere presente a me stesso, posso essere realmente presente a coloro con cui vivo, ascoltarli profondamente e parlare con parole che ispirano speranza e fiducia in sé stessi”.  Da un’intervista a Thich Nhat Hanh