Silvia Fenoglio Counselor

Si tratta di perdersi-intensivo_di_natura_Silvia Fenoglio

In questi giorni sono stata presa dal sacro fuoco della comunicazione: ho tanti progetti in partenza, e bisogna farli conoscere, perdiana!

Instagrammare di qua, scrivere un post di là, fotografare tutto quello che faccio e che vivo mi ha riempito ogni interstizio di tempo libero.
E non mi ha resa felice. Mi sono persa un sacco di emozioni, vivendole attraverso la fotocamera dello smartphone. Questa non sono io, non é quello che desidero per me e neanche per chi ama e segue i miei Intensivo di Natura.

Recentemente è stata coniata una nuova, triste definizione che descrive una epidemia nuova che colpisce tutte le generazioni del nostro mondo: si chiama disturbo da deficit di natura .

Ne siamo afflitti un po’ tutti, bambini, giovani e meno giovani che per motivi diversi ci siamo separati dalla naturalezza e viviamo immersi a testa in giù in una società iper tecnologica e sterilizzata, ossessionata dalla paura del contatto, con il suo sguardo ipertrofico e drogato dai social media.

Secondo l’educatore Richard Louv, autore del libro cult “L’ultimo bambino nei boschi”  c’è un aspetto del progresso che sta contribuendo a impoverire la vita dei sensi. L’essere umano ha bisogno di odorare, ascoltare, toccare, gustare e vedere per sopravvivere, è stato programmato dalla biologia per utilizzare a pieno tutti i suoi sensori: in quanto esseri umani abbiamo bisogno di esperienze dirette e naturali, di sensi attivi al cento per cento per sentirci pienamente vivi.

Pensa ad esempio alla funzione dell’olfatto: con il naso posso odorare una fragranza di buon cibo o riconoscere un alimento andato a male, annusare un prato fiorito o riconoscere l’odore di fumo di un incendio.

Al contrario, la cultura occidentale del XXI secolo accetta e incoraggia l’idea secondo cui va bene essere sommersi dai dati e dalle immagini a causa dell’onnipresenza tecnologica. Ma nell’era dell’informatica mancano informazioni vitali.

Necessità sensoriali

Come posso, infatti, riuscire a comunicare a te la bellezza, l’entusiasmo, le emozioni, le sorprese di un’esperienza in natura con uno scatto fotografico e quattro parole?

“Nessuna delle nuove tecnologie coinvolge il tatto. Tutte tendono ad allontanarci dall’esperienza diretta.”

Ma poiché la fantasia supera di molto la realtà, ti sbagli, caro Richard, perché al tatto ci stiamo arrivando a larghe falcate (“L’ultimo bambino nei boschi” è stato pubblicato nel 2005). In realtà non ci stiamo staccando solo dalla natura, ma ci stiamo separando fisicamente anche gli uni dagli altri in misura sempre crescente.

Complice il tempo della pandemia che tanto ci ha separati e isolati, è di questi giorni la notizia di un’ invenzione che trovo straordinariamente deprimente ma incredibilmente attuale: un accessorio ideato per inviare baci a distanza dallo schermo dello smartphone simulando il tocco delle labbra. Una start-up cinese inventa labbra robotiche per baci via smartphone ispirandosi all’isolamento provato dalle coppie durante i lockdown cinesi, un giovane ex studente di cinema ha creato una “protesi” per amanti lontani.

Una bocca sintetica per limonare virtualmente. Ma dai! Stiamo diventando degli autistici culturali?

Fare esperienza diretta del mondo

Negli angoli più carenti di natura del mondo possiamo notare l’aumento dei casi di quello che potrebbe essere chiamato “autismo culturale”, causato da una crescente mancanza di esperienza diretta delle cose, compreso il rischio fisico che si sta riducendo sempre più.

I sintomi sono sensi indeboliti e un’impressione di isolamento e limitazione.

L’atrofia dei sensi era in corso anche molto prima che l’ultima generazione di computer, televisori ad alta definizione e telefoni cellulari ci bombardasse letteralmente. Da tempo i bambini che vivono in città (…) sono isolati dal mondo naturale a causa della mancanza di parchi cittadini e di opportunità (…)” scrive ancora Louv nel lontanissimo 2005. Da allora le cose sono andate via via peggiorando in modo esponenziale.

Al contrario, vivere nella natura ha molti aspetti positivi, che risvegliano il piacere del bello, il senso del sacro, il benessere che produce la sua frequentazione. “Un ritiro nella natura può aiutare a fare il punto e a vedere le cose con maggiore chiarezza” raccomanda l’autore.

Attraverso l’esperienza diretta in natura si risveglia infatti la cosiddetta attenzione diffusa: osservare passeggiando ampliando lo sguardo e i sensi ci rende più attenti e sensibili, mentre si attiva anche il pensiero divergente favorito dalla libertà di lasciare scorrere il pensiero, mentre procedo vagando.

Nuove possibilità

Pensieri ed emozioni sono in continuo movimento dentro di noi. Nella natura, negli spazi aperti e selvatici la mente può rilassarsi generando nuove idee e nuove soluzioni, mentre il corpo lascia andare lo stress abituale e si apre al gioco e a nuove possibilità. Acquisisce nuova consapevolezza di sé e a vivere in pienezza.

Un’esperienza intensa in natura può essere un vero e proprio antidoto al disturbo da deficit di natura e all’epidemia di autismo culturale, perché risveglia il piacere di utilizzare il corpo – programmato geneticamente per muoversi e affaticarsi in modo sano – ci fa rischiare l’avventura, ci stimola ad espandere le nostre potenzialità mentre incontriamo i nostri limiti, e allo stesso tempo la mente, attraverso la contemplazione attiva stimola la creatività e fa fluire nuove idee.

In psicologia è conosciuta come la regola delle due ore: secondo la psicologa J. Delgado Suarez consiste semplicemente nel dedicare due ore alla settimana a stare da soli con le nostre idee. Possiamo usare quel tempo per fare una passeggiata nella natura o semplicemente rilassarci a casa (ma è più potente all’aria aperta, credetemi!). La norma è non avere dispositivi elettronici accesi e non tenere la mente occupata da nessuna attività.

“Le grandi invenzioni non sono solo dovute allo sforzo e al duro lavoro, ma devono anche la loro esistenza alla disconnessione, alla contemplazione e al pensiero laterale che porta a grandi intuizioni. I geni della storia lo sapevano, motivo per cui dedicavano molto tempo a quella che potremmo chiamare la “regola delle 2 ore”. (Cit. blog “Angolo della psicologia”)

Infatti, uno studio condotto presso l’Università del Texas ha rilevato che la presenza dei telefoni limita le nostre risorse cognitive, creando una sorta di “fuga cerebrale”.

Vado in mezzo alla natura per calmarmi e curarmi e per accordare ancora una volta i miei sensi.”
J. Burroughs

Ne ho parlato recentemente con un amico con cui vorremmo realizzare un Intensivo di Natura: una camminata notturna nel bosco sotto il plenilunio con bagno di suoni e meditazione, da fare ora che é primavera quando i cervi passeggiano di notte e magari te li puoi veder comparire dietro una curva del sentiero, se sei abbastanza in silenzio e in ascolto.

Ampliare i sensi e liberare l’immaginazione

Immagina. L’odore del muschio, l’afrore di un animale selvatico in avvicinamento, il buio abitato del bosco, i fruscii e i richiami degli uccelli notturni, il fresco sulla pelle e quel senso di sacralità che ti avvolge guardando la volta celeste punteggiata di stelle e la luna che sorge da dietro il monte…

No. Un’emozione così non si può racchiudere in uno scatto fotografico, neanche nel più bello e fortunato. Nessuna tecnologia, neanche la più raffinata, può arrivare a tanto. Bisogna decidersi a viverla, a lasciare il cellulare in tasca e a incamminarsi sul sentiero, lasciando il noto per l’ignoto. Ogni tanto occorre sapersi perdere, per trovare qualcosa di straordinario.

“Lascia di quando in quando i sentieri battuti e inoltrati fra i boschi. Troverai certo qualcosa che non hai mai visto prima. Probabilmente si tratterà di una piccola cosa, ma non ignorarla.”
Alexander Graham Bell

Vivere un Intensivo di Natura

Durante un Intensivo di Natura tutto ciò che facciamo è camminare (talvolta in silenzio per lunghi tratti), fermarci, riposare e osservare, lasciando il tempo al ritmo della natura di farsi strada dentro di noi e di fare sbocciare nuove consapevolezze e la creatività che nasce dall’essere finalmente disconnessi, dalla contemplazione e dal pensiero divergente che porta a grandi intuizioni.

Percepire l’interconnessione tra noi e l’ambiente naturale, tra tutti i fenomeni, tra tutti gli esseri viventi.

Imparare a stare nel mistero della scoperta sentendoci allo stesso tempo al sicuro e aperti, curiosi. Trovare nel silenzio le parole che nascono dal cuore e i desideri più autentici.

E’ un rituale di Gratitudine. E’ recuperare il Sacro nell’ordinario che è poi così straordinario.

“Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, é un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa”.
Henry David Thoreau

“L’esistenza si apre di meraviglia in meraviglia”.
Lao Tzu

4 risposte

  1. Grazie Silvia per aver messo in parole esperienze pensieri e sensazioni cercate e vissute! Nella natura si incontra se stessi….

  2. Grazie Silvia magica,proprio vero la natura ci dà tutto e là troviamo tutte le risposte.Io personalmente ogni volta che mi trovo nei boschi nel silenzio insieme al gruppo si crea una magia,la mente sparisce,si attivano tutti sensi e mi perdo,una vera e propria meditazione.Articolo bellissimo,grazie e alla prossima avventura ❤️

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